VE // 09.07. 18:00

CampoBase (collettivo curatoriale) e Daniele Costa
What do you sea?

Il collettivo curatoriale CampoBase, insieme all’artista Daniele Costa, presentano What do you sea?, progetto vincitore dell’open call “l’Immagine Aperta”, indetta da Video Sound Art in collaborazione con l’Archivio del Touring Club Italiano.

What do you sea? è un progetto video-installativo dell’artista Daniele Costa e del collettivo curatoriale CampoBase che si sviluppa intorno all’evocazione e al ricordo di surrogati del mare, suggeriti dall’architettura della Piscina Cozzi a Milano, luogo fisico da cui prende avvio la ricerca. A partire dall’emersione di materiali dall’archivio del Touring Club Italiano, il lavoro mette in dialogo immagini, video e testi provenienti da fonti eterogenee. La tecnica del montaggio, la sovrapposizione di finestre, la colorazione delle immagini creano un continuum temporale e spaziale che fa collassare passato e presente l’uno dentro l’altro, sovrapponendo l’acqua del mare a quella dei suoi surrogati. Lo script che accompagna il video si costituisce a partire da frammenti che si concatenano e dialogano tra loro e con le immagini. Lo spazio alternativo al mare – quello che in una delle riviste storiche del Touring Club è definito “Il mare di chi non ha il mare” – viene esplorato a livello sonoro dall’intervento di sound design di Mauro Martinuz e Marco Furlanetto.

Dopo una breve introduzione sul progetto, e sulla metodologia di immersione e contaminazione con i materiali dell’archivio del Touring Club, verrà proiettato What do you sea? (17 min).

CampoBase è un collettivo curatoriale multidisciplinare che opera come piattaforma itinerante collaborando con un’ampia comunità di artisti, ricercatori, curatori e istituzioni. Il collettivo predilige pratiche discorsive e approcci sperimentali nella realizzazione di eventi e progetti artistici e di ricerca. CampoBase è formato da Irene Angenica, Bianca Buccioli, Gabriella Dal Lago, Ginevra Ludovici, Federica Torgano, Stefano Volpato.

Sulla scia delle suggestioni scaturite dalla visione dell’opera, l’evento realizza un’ulteriore immersione che coinvolge il pubblico partecipante, e lo porta ad attingere dal proprio archivio personale lasciandosi trainare dall’elemento dell’acqua, attraverso una sessione di storytelling. In questo modo proviamo a tessere una narrazione corale, un insieme di sguardi sul passato e sul presente, una risposta possibile alla domanda “Cos’è il mare di chi non ha il mare”.

back